di Franco Libero Manco
◕ Non è vero che ci sono problemi più importanti che interessarsi di animali: la cosa più importante per un individuo è la propria salute, il proprio benessere psicofisico, la propria vita; come la cosa più importante per un popolo è la sua evoluzione morale, civile e spirituale: questo processo è inconciliabile con l'alimentazione carnea, con lo sfruttamento ed il massacro di miliardi di animali innocenti che come l'essere umano hanno sentimenti, sono in grado di soffrire, di amare la vita ed avere terrore della morte.
◕ Non è vero che l'essere umano è superiore agli animali: la vera superiorità si manifesta solo nella compassione e nella condivisione delle esigenze vitali dei più deboli.
◕ Non è vero che gli animali non hanno un'anima: nessuno è in grado di verificare la presenza o no dell'anima. Se Dio avesse dato questa prerogativa solo agli esseri umani sarebbe un Dio ingiusto, dalla parte dei forti, dei predatori e non degli ultimi e dei deboli come affermava Gesù. L'anima è un' essenza comune a tutti gli esseri viventi, o a nessuno. Non è vero che il loro dolore o la loro vita hanno meno valore della nostra: ogni specie, anello della catena biologica, ha la medesima importanza nella manifestazione della vita sul pianeta.
◕ Non è vero che gli animali sono fatti per l'uomo, come non è vero che i neri sono fatti per i bianchi, le donne per gli uomini, gli schiavi per i padroni. Ogni specie vive per se stessa in armonia con il creato, con lo scopo di procedere nella via della propria evoluzione.
◕ Non è vero che l'uomo è un animale onnivoro: se così fosse avrebbe succhi gastrici adeguati, sarebbe dotato dell'enzima uricasi, avrebbe uno stomaco non saccoluto e un intestino della lunghezza adatta a smaltire rapidamente l'elemento carneo; avrebbe insensibilità alla vista del sangue e capacità anatomiche a squartare e divorare il corpo palpitante della preda. Gli animali considerati onnivori, come l'orso, il cane, gli uccelli, le formiche ecc. non sono strutturati come noi per poterci considerare onnivori.
◕ Non è vero che l'uomo ha sempre mangiato la carne: per milioni di anni i nostri antenati sono vissuti da fruttariani nella foresta e quando per necessità di sopravvivenza hanno dovuto includere nella loro dieta anche la carne, nella misura del 20% circa, c'è stato un calo a picco della vita media e lo sviluppo di molte malattie umane. Negli ultimi millenni la carne è stata appannaggio solo delle classi abbienti (che venivano colpiti da gotta e cancro) mentre la popolazione consumava tale prodotto solo in circostanze festive o rituali.
◕ Non è vero che per stare in buona salute occorre mangiare di tutto: se così fosse dovremmo consumare carne, pesce, affettati, fritti, cibi industriali, burro, bere bibite zuccherate, gasate, ecc.: praticamente continuare a consumare alimenti riconosciuti come la causa delle peggiori patologie: l'essere umano deve nutrirsi con ciò che è compatibile con la sua natura di essere fruttariano, con cibi biologici, freschi e preferibilmente crudi.
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mercoledì 24 marzo 2010
lunedì 1 febbraio 2010
Mangiare di tutto non è la soluzione del problema ma il problema
di Franco Libero Manco
Secondo i nutrizionisti dei canali televisivi e della carta stampata per stare in buona salute e risolvere i problemi della cattiva alimentazione che giornalmente miete più vittime di tutte le guerre in atto, occorre "mangiare di tutto, ma... con moderazione"cioè si può, anzi si deve, consumare carne, pesce, affettati, fritti, cibi in scatola, burro, bere bibite zuccherate, gasate, ecc.: praticamente continuare ad alimentarsi (come si alimenta normalmente la stragrande maggioranza della gente e che è universalmente riconosciuto come causa di patologie) ma... "con moderazione". E' come dire all'eroinomane di consumare meno eroina o al fumatore di fumare meno sigarette. Questo sarebbe meglio di niente ma non è certo la soluzione del problema. E quando, loro malgrado, sono costretti ad affrontare il tema del vegetarismo, allarmano la gente facendo credere che per essere vegetariani è necessario non improvvisarsi, essere esperti in materia, conoscere il valore dei nutrienti per non incorrere a carenze di vario tipo e che è necessario consumare prodotti animali almeno due-tre volte alla settimana: le paventate quanto strumentali carenze alle quali andrebbe incontro il vegetariano non tengono conto dell'ottima salute dei vegetariani, tra questi anche molti personaggi noti.
Il quantitativo alimentare è solo uno dei problemi, non il problema: se così non fosse le persone magre dovrebbero essere immuni alle tante malattie dovute appunto alla cattiva alimentazione, invece risulta che siano anch'esse soggette ai malanni comuni. Il problema non è solo l'eccedenza del cibo ma anche e soprattutto ciò che si mangia. Per stare in buona salute è necessario non solo essere parsimoniosi nel mangiare e non mischiare troppi alimenti nello stesso pasto ma soprattutto eliminare dalla propria dieta tutti gli alimenti incompatibili con la nostra natura di esseri frugivori. Mangiare di tutto non è la soluzione del problema ma la causa del problema. Se uno ingerisce sistematicamente del veleno la soluzione non è la riduzione del quantitativo ma l'eliminazione del veleno. Molto veleno molte malattie poco veleno poche malattie.
Il concetto più o meno diffuso ed ampiamente assimilato dalla maggioranza delle persone che ancora credono che i mezzi di informazione di massa siano al servizio della popolazione e non delle multinazionali del settore che rappresentano, è che l'alimentazione vegetariana non sia adeguata a garantire tutti i nutrienti che invece cono contenuti in una dieta onnivora e che è necessario consumare anche un pò di carne, di pesce, di formaggio, di latte, di uova, naturalmente senza esagerare e con le misure da loro indicate.
In pratica, secondo le direttive dei nutrizionisti la specie umana (considerata onnivora) sarebbe la sola ad aver bisogno di "mangiare di tutto" per stare in buona salute, mentre ogni altra specie si nutre di ciò che è istintivamente attratta per compatibilità biologiche. Guardiamo i cavalli al pascolo, i buoi, le pecore, i bisonti, gli elefanti ecc. mangiano quello per cui sono stati anatomicamente strutturati: come fanno questi animali a stare in ottima salute e a costruire le loro possenti masse muscolari mangiando solo erba? Da dove prendono gli aminoacidi per le loro proteine? Dall'erba. I panda mangiano quasi esclusivamente foglie di bambù: come fanno a trarre tutti gli elementi di cui ha bisogno il loro organismo? Gli animali quando vivono in natura non si ammalano mai, non subiscono infarti, non sviluppano il cancro. Perché gli uomini si? Gli animali che vivono con gli umani, sottoposti a vaccini e a cure veterinarie e un'alimentazione procurata dall'uomo sviluppano le nostre stesse malattie. Gli animali, anche se vivono tutto la vita senza prendere farmaci, non sono mai in soprappeso anche se non fanno mai ginnastica, non vanno mai dal medico eppure vivono ben oltre l'età adulta, non perdono i denti, non soffrono di artrite, di diabete, non soffrono di stitichezza, di insonnia, ansia, asma, allergie e raggiungono facilmente un'età che equiparata a quella umana è di 180 anni.
Ma a dire dei nutrizioniti l'uomo può mangiare di tutto perché è un essere onnivoro: anche se l'anatomia comparata, l'istintologia, l'immunologia dimostrino chiaramente che non è tale. Ma anche se lo fosse (e non lo è) ogni onnivoro mangia occasionalmente di tutto (e non sistematicamente) cioè solo quando le condizioni naturali non gli consentono di nutrirsi secondo la loro natura di carnivori, erbivori o frugivori, con gli alimenti specifici della specie.
La necessità di dover mangiare di tutto, ma nelle proporzioni dovute stabilite dai nutrizionisti, è solo uno spauracchio per intimorire la gente e indurla a consegnare la propria salute nelle loro mani. Questo non vuol dire che si debba fare a meno del medico, dal momento che vi sono situazioni di emergenza difficilmente gestibili anche da chi si interessa di salute. Noi vegani che non seguiamo le direttive dei nutrizionisti dovremmo avere una salute peggiore di coloro che mangiano di tutto: invece la nostra salute è migliore della loro e i nostri esami ematici, elettrolitici, e non solo, lo confermano.
Che cosa c'è in un cavolfiore che non sia contenuto nei legumi? Che cosa c'è in una mela che non sia contenuto in una carota? Che cosa c'è in una noce che non è contenuto nelle mandorle? Ognuno di questi alimenti può essere più o meno ricco di un determinato elemento: non possiede proprietà che negli altri sono carenti (la legge del minimo vale per il mondo animale come per quello vegetale). Questo non significa che l'uomo possa o debba mangiare solo un tipo di alimento. Nessuno si sognerebbe di mangiare solo patate o solo insalata: se non altro per variare il gusto e assaporare le tante varietà che la natura mette a nostra disposizione, senza l'assillo di dover ingerire tutti i prodotti conosciuti.
Mangiare di tutto non è affatto un vantaggio perché si finisce con l'ingerire prodotti tra loro incompatibili a livello digestivo creando fermentazione gastrica o putrefazione intestinale. Utile è consumare poche qualità di alimenti per volta o in pasti separati tutto ciò che è compatibile con il nostro organismo. Il pasto dei nostri progenitori era sicuramente, e per la maggior parte dei casi, fatto di un solo alimento: quando nella foresta intertropicale incontravano un albero da frutta mangiavano fino a saziarsi e nel pasto successivo, probabilmente, sceglievano i frutti di un altro albero.
da http://www.luigiboschi.it/
Secondo i nutrizionisti dei canali televisivi e della carta stampata per stare in buona salute e risolvere i problemi della cattiva alimentazione che giornalmente miete più vittime di tutte le guerre in atto, occorre "mangiare di tutto, ma... con moderazione"cioè si può, anzi si deve, consumare carne, pesce, affettati, fritti, cibi in scatola, burro, bere bibite zuccherate, gasate, ecc.: praticamente continuare ad alimentarsi (come si alimenta normalmente la stragrande maggioranza della gente e che è universalmente riconosciuto come causa di patologie) ma... "con moderazione". E' come dire all'eroinomane di consumare meno eroina o al fumatore di fumare meno sigarette. Questo sarebbe meglio di niente ma non è certo la soluzione del problema. E quando, loro malgrado, sono costretti ad affrontare il tema del vegetarismo, allarmano la gente facendo credere che per essere vegetariani è necessario non improvvisarsi, essere esperti in materia, conoscere il valore dei nutrienti per non incorrere a carenze di vario tipo e che è necessario consumare prodotti animali almeno due-tre volte alla settimana: le paventate quanto strumentali carenze alle quali andrebbe incontro il vegetariano non tengono conto dell'ottima salute dei vegetariani, tra questi anche molti personaggi noti.
Il quantitativo alimentare è solo uno dei problemi, non il problema: se così non fosse le persone magre dovrebbero essere immuni alle tante malattie dovute appunto alla cattiva alimentazione, invece risulta che siano anch'esse soggette ai malanni comuni. Il problema non è solo l'eccedenza del cibo ma anche e soprattutto ciò che si mangia. Per stare in buona salute è necessario non solo essere parsimoniosi nel mangiare e non mischiare troppi alimenti nello stesso pasto ma soprattutto eliminare dalla propria dieta tutti gli alimenti incompatibili con la nostra natura di esseri frugivori. Mangiare di tutto non è la soluzione del problema ma la causa del problema. Se uno ingerisce sistematicamente del veleno la soluzione non è la riduzione del quantitativo ma l'eliminazione del veleno. Molto veleno molte malattie poco veleno poche malattie.
Il concetto più o meno diffuso ed ampiamente assimilato dalla maggioranza delle persone che ancora credono che i mezzi di informazione di massa siano al servizio della popolazione e non delle multinazionali del settore che rappresentano, è che l'alimentazione vegetariana non sia adeguata a garantire tutti i nutrienti che invece cono contenuti in una dieta onnivora e che è necessario consumare anche un pò di carne, di pesce, di formaggio, di latte, di uova, naturalmente senza esagerare e con le misure da loro indicate.
In pratica, secondo le direttive dei nutrizionisti la specie umana (considerata onnivora) sarebbe la sola ad aver bisogno di "mangiare di tutto" per stare in buona salute, mentre ogni altra specie si nutre di ciò che è istintivamente attratta per compatibilità biologiche. Guardiamo i cavalli al pascolo, i buoi, le pecore, i bisonti, gli elefanti ecc. mangiano quello per cui sono stati anatomicamente strutturati: come fanno questi animali a stare in ottima salute e a costruire le loro possenti masse muscolari mangiando solo erba? Da dove prendono gli aminoacidi per le loro proteine? Dall'erba. I panda mangiano quasi esclusivamente foglie di bambù: come fanno a trarre tutti gli elementi di cui ha bisogno il loro organismo? Gli animali quando vivono in natura non si ammalano mai, non subiscono infarti, non sviluppano il cancro. Perché gli uomini si? Gli animali che vivono con gli umani, sottoposti a vaccini e a cure veterinarie e un'alimentazione procurata dall'uomo sviluppano le nostre stesse malattie. Gli animali, anche se vivono tutto la vita senza prendere farmaci, non sono mai in soprappeso anche se non fanno mai ginnastica, non vanno mai dal medico eppure vivono ben oltre l'età adulta, non perdono i denti, non soffrono di artrite, di diabete, non soffrono di stitichezza, di insonnia, ansia, asma, allergie e raggiungono facilmente un'età che equiparata a quella umana è di 180 anni.
Ma a dire dei nutrizioniti l'uomo può mangiare di tutto perché è un essere onnivoro: anche se l'anatomia comparata, l'istintologia, l'immunologia dimostrino chiaramente che non è tale. Ma anche se lo fosse (e non lo è) ogni onnivoro mangia occasionalmente di tutto (e non sistematicamente) cioè solo quando le condizioni naturali non gli consentono di nutrirsi secondo la loro natura di carnivori, erbivori o frugivori, con gli alimenti specifici della specie.
La necessità di dover mangiare di tutto, ma nelle proporzioni dovute stabilite dai nutrizionisti, è solo uno spauracchio per intimorire la gente e indurla a consegnare la propria salute nelle loro mani. Questo non vuol dire che si debba fare a meno del medico, dal momento che vi sono situazioni di emergenza difficilmente gestibili anche da chi si interessa di salute. Noi vegani che non seguiamo le direttive dei nutrizionisti dovremmo avere una salute peggiore di coloro che mangiano di tutto: invece la nostra salute è migliore della loro e i nostri esami ematici, elettrolitici, e non solo, lo confermano.
Che cosa c'è in un cavolfiore che non sia contenuto nei legumi? Che cosa c'è in una mela che non sia contenuto in una carota? Che cosa c'è in una noce che non è contenuto nelle mandorle? Ognuno di questi alimenti può essere più o meno ricco di un determinato elemento: non possiede proprietà che negli altri sono carenti (la legge del minimo vale per il mondo animale come per quello vegetale). Questo non significa che l'uomo possa o debba mangiare solo un tipo di alimento. Nessuno si sognerebbe di mangiare solo patate o solo insalata: se non altro per variare il gusto e assaporare le tante varietà che la natura mette a nostra disposizione, senza l'assillo di dover ingerire tutti i prodotti conosciuti.
Mangiare di tutto non è affatto un vantaggio perché si finisce con l'ingerire prodotti tra loro incompatibili a livello digestivo creando fermentazione gastrica o putrefazione intestinale. Utile è consumare poche qualità di alimenti per volta o in pasti separati tutto ciò che è compatibile con il nostro organismo. Il pasto dei nostri progenitori era sicuramente, e per la maggior parte dei casi, fatto di un solo alimento: quando nella foresta intertropicale incontravano un albero da frutta mangiavano fino a saziarsi e nel pasto successivo, probabilmente, sceglievano i frutti di un altro albero.
da http://www.luigiboschi.it/
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lunedì 21 dicembre 2009
Buon Natale
Postato da Adele
Dolorose mi tornano alla mente le immagini di chi in questo istante, in ogni parte del mondo, è vittima della fame, della miseria, delle malattie, della guerra, della violenza e di tutti gli orrori e gli egoismi causati dall'uomo. Mi tornano alla mente le immagini di chi soffre per mancanza di cibo, di medicine, di una casa, di un lavoro, di coloro che muoiono di indigenza, ma anche di coloro che muoiono per troppo benessere. Ma l'egoismo non miete solo vittime umane. Vi è un numero incalcolabile di esseri indifesi quanto innocenti, gli animali, che in questo istante vengono uccisi anche da parte di coloro che teoricamente si oppongono alle brutture del mondo.
Dolorose mi tornano nella mente le immagini degli animali che in questo istante soffrono a causa dell'uomo. E' notte, è buio, è freddo ed io vedo con la mente le nobili mucche, i miti vitelli, i possenti cavalli, i tenere agnellini ammassati in angusti e pestilenziali stabulari con gli dolci, senza malizia, che domani saranno macellati, uccisi, fatti a pezzi, arrostiti, confezionati e venduti ai supermercati perché tra pochi giorni è Natale. Ed io non posso fare nulla per impedirlo. Io ho la mia comoda casa, il salotto, la televisione, il telefono, il frigorifero pieno di ogni buona cosa. Posso prendere l'automobile e spostarmi nei luoghi più diversi, incontrare altre persone, posso andare al cinema, a seguire un concerto, o guardare semplicemente le vetrine. E loro sono sempre li, in silenzio, al buio, al freddo tra i loro escrementi e l'aria fetida delle stalle senza che la loro semplicità gli consenta di capire il perché questa loro triste condizione.
Due anni è la vita media di una mucca d'allevamento. Io in due anni quante cose ho vissuto. Ho fatto il bagno nello splendido mare della Puglia, ho visitato molte città importanti, mi sono arrampicato fin su le montagne dello Stelvio. Ho visto i verdi e trasparenti specchi lacustri. E loro sono sempre lì, immobili, con la loro grande e tenera testa pelosa legata alla mangiatoia, muti, doloranti, spaventati. La sola variante della loro misera e brevissima esistenza è che domani saranno caricati sui carri per essere consegnati ai carnefici. E io non posso fare nulla per impedirlo. E me ne vado per le strade ricche di gente, di colori, d'allegria. Tra pochi giorni è Natale, è tempo di regali, è tempo di essere felici eppure qualcosa mi si schianta in petto senza che niente e nessuno possa lenire la mia angoscia, la mia disperazione.
Immagini impietose mi tornano nella mente: volatili che agonizzano nei boschi con le ali spezzate o il ventre squartato da una fucilata e forse quell'uccello aveva dei pulcini che anch'essi moriranno lentamente, molto lentamente perché il crudele cacciatore doveva riempire il suo vuoto esistenziale uccidendo qualcosa, qualcuno. Ed ora l'uccello è li che geme senza speranza, senza perché. Vedo animali agonizzanti sui banchi dei vivisettori, alcuni vivi con il ventre aperto o il cranio trapanato. Ed io sono qui, a cena con gli amici a festeggiare il prossimo Natale è bisogna essere allegri mentre l'animale è sempre lì nella sua schiacciante solitudine, nel suo strazio incomprensibile, senza possibilità di essere aiutato, senza che nulla e nessuno possa lenire la sua agonia.
Rivedo i teneri e morbidi agnellini stipati, ignari come bambini, belanti, impauriti che domani saranno scannati perché qualcuno vorrà mangiare le loro gambe, qualcun altro si delizierà il palato mangiando il loro fegato, qualcun altro mangerà il loro cervello, qualcun altro il loro cuore e le loro ossa saranno gettate in enormi inceneritori e di queste lanuginose e tenere creature non resterà più nulla, nemmeno il ricordo. Appena affacciate alla vita non hanno avuto nemmeno il tempo di accorgersi di esistere.
Vedo i possenti e spavaldi cavalli quando la "bestia" umana gli spara in mezzo alla fronte un proiettile captivo (che come uno scalpello gli pacca la fronte) e il cavallo stramazza, annullato come un cencio, un sacco vuoto.
Dolorose mi tornano alla mente le immagini di chi in questo istante, in ogni parte del mondo, è vittima della fame, della miseria, delle malattie, della guerra, della violenza e di tutti gli orrori e gli egoismi causati dall'uomo. Mi tornano alla mente le immagini di chi soffre per mancanza di cibo, di medicine, di una casa, di un lavoro, di coloro che muoiono di indigenza, ma anche di coloro che muoiono per troppo benessere. Ma l'egoismo non miete solo vittime umane. Vi è un numero incalcolabile di esseri indifesi quanto innocenti, gli animali, che in questo istante vengono uccisi anche da parte di coloro che teoricamente si oppongono alle brutture del mondo.
Dolorose mi tornano nella mente le immagini degli animali che in questo istante soffrono a causa dell'uomo. E' notte, è buio, è freddo ed io vedo con la mente le nobili mucche, i miti vitelli, i possenti cavalli, i tenere agnellini ammassati in angusti e pestilenziali stabulari con gli dolci, senza malizia, che domani saranno macellati, uccisi, fatti a pezzi, arrostiti, confezionati e venduti ai supermercati perché tra pochi giorni è Natale. Ed io non posso fare nulla per impedirlo. Io ho la mia comoda casa, il salotto, la televisione, il telefono, il frigorifero pieno di ogni buona cosa. Posso prendere l'automobile e spostarmi nei luoghi più diversi, incontrare altre persone, posso andare al cinema, a seguire un concerto, o guardare semplicemente le vetrine. E loro sono sempre li, in silenzio, al buio, al freddo tra i loro escrementi e l'aria fetida delle stalle senza che la loro semplicità gli consenta di capire il perché questa loro triste condizione.
Due anni è la vita media di una mucca d'allevamento. Io in due anni quante cose ho vissuto. Ho fatto il bagno nello splendido mare della Puglia, ho visitato molte città importanti, mi sono arrampicato fin su le montagne dello Stelvio. Ho visto i verdi e trasparenti specchi lacustri. E loro sono sempre lì, immobili, con la loro grande e tenera testa pelosa legata alla mangiatoia, muti, doloranti, spaventati. La sola variante della loro misera e brevissima esistenza è che domani saranno caricati sui carri per essere consegnati ai carnefici. E io non posso fare nulla per impedirlo. E me ne vado per le strade ricche di gente, di colori, d'allegria. Tra pochi giorni è Natale, è tempo di regali, è tempo di essere felici eppure qualcosa mi si schianta in petto senza che niente e nessuno possa lenire la mia angoscia, la mia disperazione.
Immagini impietose mi tornano nella mente: volatili che agonizzano nei boschi con le ali spezzate o il ventre squartato da una fucilata e forse quell'uccello aveva dei pulcini che anch'essi moriranno lentamente, molto lentamente perché il crudele cacciatore doveva riempire il suo vuoto esistenziale uccidendo qualcosa, qualcuno. Ed ora l'uccello è li che geme senza speranza, senza perché. Vedo animali agonizzanti sui banchi dei vivisettori, alcuni vivi con il ventre aperto o il cranio trapanato. Ed io sono qui, a cena con gli amici a festeggiare il prossimo Natale è bisogna essere allegri mentre l'animale è sempre lì nella sua schiacciante solitudine, nel suo strazio incomprensibile, senza possibilità di essere aiutato, senza che nulla e nessuno possa lenire la sua agonia.
Rivedo i teneri e morbidi agnellini stipati, ignari come bambini, belanti, impauriti che domani saranno scannati perché qualcuno vorrà mangiare le loro gambe, qualcun altro si delizierà il palato mangiando il loro fegato, qualcun altro mangerà il loro cervello, qualcun altro il loro cuore e le loro ossa saranno gettate in enormi inceneritori e di queste lanuginose e tenere creature non resterà più nulla, nemmeno il ricordo. Appena affacciate alla vita non hanno avuto nemmeno il tempo di accorgersi di esistere.
Vedo i possenti e spavaldi cavalli quando la "bestia" umana gli spara in mezzo alla fronte un proiettile captivo (che come uno scalpello gli pacca la fronte) e il cavallo stramazza, annullato come un cencio, un sacco vuoto.
Ma adesso sono a cena con amici vegetariani, bisogna festeggiare, essere allegri. Sulla tavola non ci sono animali ammazzati. Prima di iniziare chiedo un minuto di raccoglimento e senza chiedere il motivo gli amici accettano ed in silenzio chiedo perdono agli animali, perdono per la mia impotenza: ma questo non cambia il loro crudele destino. Ed è Natale.
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giovedì 5 novembre 2009
I pesci soffrono
Pubblicato da Adele
Soffocano in silenzio, guizzano sempre più debolmente, agonizzano per ore sui banchi dei mercati, tra gli sguardi indifferenti della gente.
Non gridano, non disturbano la sensibilità delle persone (come i mattatoi, nascosti perciò 'lontano dagli occhi e lontano dal cuore'), se non vengono uccisi, muoiono da soli, boccheggiando e contorcendosi
* soffocamento
* le lacerazioni provocate dall’amo
* schiacciamento
* congelamento
* lo shock dovuto alla cattura.
L’agonia può durare ore. A volte arrivano vivi nei luoghi di vendita o esposizione, e lì subiscono spesso ulteriori maltrattamenti come lo sventramento e l’esposizione sul ghiaccio (Aragosta Day 2007).
L’acquacoltura fornisce il 43% del pesce per uso alimentare. Cresce dal 1970 con un ritmo dell'8,8% l'anno e negli ultimi sei anni la produzione mondiale, secondo la FAO e' passata da 35,5 a 47,8 milioni di tonnellate. (dati Università di Exeter, UK per Greenpeace presentati al Seafood Summit 2008 a Barcellona)
Gli impianti italiani sono circa 1000, 87% dei quali sono intensivi. Le trote cresciute con questa modalità sono circa 50.000 tonnellate annue (86% del totale dei pesci d’allevamento) e l’Italia è uno dei maggiori allevatori di trote. Seguono spigole, orate e anguille.
Le strutture di allevamento sono vasche di cemento interrate o gabbie e recinti posizionati in mare (“maricoltura”).
Gli animali sono ammassati in spazi ristretti e nutriti con alimenti artificiali, ricchissimi di grassi, per favorirne l’aumento rapido di dimensioni. Per ucciderli si ricorre a un campionario di tecniche violente.
Due esempi:
* le anguille si ammazzano tramite la recisione del collo, oppure immergendole nel sale asciutto, che penetra nel loro corpo disseccandolo in una lenta agonia
* le trote vengono congelate vive e muoiono dopo 15 minuti di tortura.
* altamente inquinanti e favoriscono la proliferazione di alghe spesso nocive per gli stessi pesci
* pericolosi per la biodiversità a causa dell’introduzione di specie alloctone
* fonte di spopolamento (e non di salvaguardia) dei mari. Gli allevamenti di pesci carnivori, come le spigole, si approvvigionano infatti di pesciolini in mare aperto: per la produzione di 10 kg di spigole è necessario un quintale di sardine, per ottenere 1 kg di tonno rosso sono necessari 5 kg di acciughe.
Fonte LAV
Soffocano in silenzio, guizzano sempre più debolmente, agonizzano per ore sui banchi dei mercati, tra gli sguardi indifferenti della gente.
Non gridano, non disturbano la sensibilità delle persone (come i mattatoi, nascosti perciò 'lontano dagli occhi e lontano dal cuore'), se non vengono uccisi, muoiono da soli, boccheggiando e contorcendosi
I pesci soffrono
I mammiferi marini, i crostacei e i pesci hanno un sistema nervoso che trasmette dolore e sofferenza. Presi all’amo o nelle reti muoiono per:* soffocamento
* le lacerazioni provocate dall’amo
* schiacciamento
* congelamento
* lo shock dovuto alla cattura.
L’agonia può durare ore. A volte arrivano vivi nei luoghi di vendita o esposizione, e lì subiscono spesso ulteriori maltrattamenti come lo sventramento e l’esposizione sul ghiaccio (Aragosta Day 2007).
Gli allevamenti ittici
Il 38% dei pesci e dei molluschi immessi annualmente sul mercato proviene da allevamenti ittici. L’acquacoltura fornisce il 43% del pesce per uso alimentare. Cresce dal 1970 con un ritmo dell'8,8% l'anno e negli ultimi sei anni la produzione mondiale, secondo la FAO e' passata da 35,5 a 47,8 milioni di tonnellate. (dati Università di Exeter, UK per Greenpeace presentati al Seafood Summit 2008 a Barcellona)
Gli impianti italiani sono circa 1000, 87% dei quali sono intensivi. Le trote cresciute con questa modalità sono circa 50.000 tonnellate annue (86% del totale dei pesci d’allevamento) e l’Italia è uno dei maggiori allevatori di trote. Seguono spigole, orate e anguille.
Le strutture di allevamento sono vasche di cemento interrate o gabbie e recinti posizionati in mare (“maricoltura”).
Gli animali sono ammassati in spazi ristretti e nutriti con alimenti artificiali, ricchissimi di grassi, per favorirne l’aumento rapido di dimensioni. Per ucciderli si ricorre a un campionario di tecniche violente.
Due esempi:
* le anguille si ammazzano tramite la recisione del collo, oppure immergendole nel sale asciutto, che penetra nel loro corpo disseccandolo in una lenta agonia
* le trote vengono congelate vive e muoiono dopo 15 minuti di tortura.
Minacce per l'ambiente
Oltre ad essere luoghi di costrizione, gli allevamenti ittici risultano essere:* altamente inquinanti e favoriscono la proliferazione di alghe spesso nocive per gli stessi pesci
* pericolosi per la biodiversità a causa dell’introduzione di specie alloctone
* fonte di spopolamento (e non di salvaguardia) dei mari. Gli allevamenti di pesci carnivori, come le spigole, si approvvigionano infatti di pesciolini in mare aperto: per la produzione di 10 kg di spigole è necessario un quintale di sardine, per ottenere 1 kg di tonno rosso sono necessari 5 kg di acciughe.
Fonte LAV
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sabato 10 ottobre 2009
IL TEOREMA VEGETARIANO-Risposte in sintesi per falsi problemi
INTRODUZIONE Questo manualetto vuole essere uno strumento di facile lettura per coloro che vogliono conoscere i principi basilari della cultura vegetariana, rimandando il lettore a più approfondite analisi in ordine alle tematiche affrontate di natura salutistica, antropologica, etica, ambientale, spirituale ecc. Un breve e sintetico compendio di risposte alle più consuete domande che generalmente vengono rivolge agli addetti ai lavori per superare visioni anacronistiche, ancorate a pregiudizi e tradizioni inesatte e spesso dannose per il raggiungimento del benessere integrale dell'individuo, mediante la volontà di suscitare negli interessati un sano senso critico dei fatti e capire che senza eliminare le cause e senza il cambiamento di errati stili di vita non è possibile guarire da nessuna malattia. A tale motivo l'AVA nel proseguire l'opera di diffusione del Vegetarismo ed in particolare del Veganismo, sostenuta dal prof. Armando D'Elia sul solco già tracciato da Aldo Capitini, da Ferdinando Delor e dai grandi uomini di spiritualità e di scienza di ogni tempo e paese, vuole dare alle persone interessate gli strumenti per conservare o recuperare la salute fisica, l'equilibrio mentale e la sfera morale, attraverso stili di vita ed abitudini alimentari conformi alla nostra natura di esseri pacifici e fruttariani e favorire lo sviluppo di una coscienza umana più giusta e solidale, una mentalità di pace e di disponibilità verso il prossimo. La dieta alimentare infatti è in grado di condizionare l'individuo sul piano fisico, mentale e spirituale e incidere in modo determinante sulla felicità personale e sul destino collettivo dei popoli. Da una nuova cultura umana, fondata sulla consapevolezza delle possibilità personali di essere artefici della propria condizione fisica, psichica e spirituale e da una nuova sensibilità umana aperta alla condivisione e al rispetto di ogni essere vivente è possibile porre le basi per un mondo libero dalle malattie, dalla violenza e dal dolore.
Mangeresti la carne di un animale morto di morte naturale? Sicuramente no. Eppure mangi quella di una animale ucciso.
Mangeresti il cuore, il fegato, i polmoni o il cervello di un essere umano? Certamente no. Eppure mangi le stesse parti anatomiche di un animale. Perché?
LA CARNE
- è incompatibile con il nostro organismo e con la nostra natura;
- causa malattie e danni alla salute umana;
- non contiene sostanze diverse dal mondo vegetale;
- è un prodotto che contribuisce ad inquinare l'ambiente, a distruggere le foreste, a sperperare risorse economiche ed energetiche, a produrre fame nel Terzo Mondo;
- ostacola lo sviluppo etico e spirituale dell'individuo;
- è economicamente svantaggiosa;
- rende l'essere umano più aggressivo e violento, insensibile al dolore e alla morte anche degli esseri umani;
- abitua l'uomo a giustificare la legge del più forte;
- lo inclina al disprezzo delle diversità e al valore della vita.
Inoltre genera:
1) stimolazione ed aumento innaturale del battito cardiaco e della temperatura corporale
2) eccitazione del corpo e successiva depressione
3) acidificazione del sangue e ossidazione cellulare
4) invecchiamento e senilità precoce
5) leucocitosi digestiva
AFFERMAZIONI COMUNI: MANGIO LA CARNE PERCHE'...
"...è necessaria alla mia salute" - Se la carne fosse necessario alla nostra salute come spiegare l'eccellente salute di tutti coloro che non consumano questo prodotto? Per nessun essere umano, in nessuna parte del globo e in nessuna epoca storica la carne è mai stata necessaria alla salute dell'uomo.
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