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EARTHLINGS: TERRESTRI
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martedì 14 settembre 2010

La conoscenza e la verità


La conoscenza è una condizione singolare, molti ritengono sia il frutto dell'istruzione scolastica arricchita dalle presunte "teorie" espresse dai mass media e dai suoi "esperti"; in realtà essa è molto più soggettiva ed è condizionata dalle personali esperienze di vita, indifferente quindi dalle suggestioni fornite dai tanti luoghi comuni che hanno il sapore di verità assolute.
Anche se esiste una connessione fortissima tra conoscenza e verità è chiaro che i due termini non possono e non devono essere considerati sinonimi: la conoscenza è un percorso, un viaggio nel sapere; la verità è una meta, una realtà statica e perciò immutabile.
La conoscenza conduce alla libertà.

giovedì 1 aprile 2010

NON PIU' DA SOLI

di Rodolfo

Questa sera con grande meraviglia e compiacimento il telegiornale della RAI ha proposto un menù pasquale alternativo a quello crudele a base di agnello o capretto. Un menù vegetariano che dovrebbe essere a giudizio di chi scrive, e non solo, coerentemente indicato per celebrare una festa di pace e di fraterno amore.
L'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo non può essere mangiato.

Pare che i vegetariani siano in Italia circa 7 milioni, un bel numero davvero anche se guardandomi intorno mi sento una mosca bianca. Sarebbe come dire che un italiano su nove non mangia carne e pesce.
Continuo ad aggiornarmi sul tema e giorno dopo giorno mi chiedo come è possibile che ci sia così tanta indifferenza al problema alimentare della carne. Ma non solo ..... quando mi capita (come mi è successo recentemente) di scambiare opinioni con persone rispettabilissime che mi rispondono che il sapore della carne è così irresistibile che non vi rinuncerebbero mai .... e che se gli fosse richiesta una dimostrazione farebbero da sé la macellazione allo sventurato animale. Beh di fronte a taluni soggetti penso che non ci sia proprio niente da fare. D'altra parte la mancanza di sensibilità e di empatia verso chi è più debole ed indifeso, ha già mosso e muove tuttora questa umanità ad azioni inconcepibili.

Tuttavia constatare quante persone sul web condividano diffusamente il rispetto della vita e condannino con veemenza la condotta disumana contro gli animali, mi infonde un senso di calda sicurezza, una speranza che alimenta in me la certezza di un fine neanche troppo lontano.
Vorrei essere più incisivo, vorrei mobilitarmi e trovare il modo per dedicarmi con maggiore impegno alla causa animalista, ma in attesa di svelare la mia strada sono convinto che non sostenere il mercato dell'alimentazione animale sia già un primo passo verso l'obiettivo prefissato.

Non siamo soli, non siamo pochi e abbiamo la ragione dalla nostra parte. Fortunatamente la storia insegna che le grandi cause mosse a favore dei più deboli hanno sempre conseguito grandi successi. Questa volta non sarà facile ma ne vale proprio la pena visto che ci sono in gioco più di 10 miliardi di vite all'anno.

lunedì 19 ottobre 2009

A pranzo con i colleghi

Pubblicato da Rodolfo 


Di recente ho avuto modo di pranzare con alcuni miei colleghi in occasione di una festa di pensionamento.
E' la prima volta che mi capita di condividere un pasto con persone onnivore da quando sono diventato vegetariano, ed in questa sede mi è caro riassumere a grandi linee la mia esperienza in tale occasione.
Al momento dell'invito feci specifica richiesta per poter avere un'alternativa ai soliti piatti a base di arrosti e di fritti di pesce che del locale prescelto sono il punto forte.
Inizialmente avevo pensato che per coerenza con la mia scelta etica non avrei dovuto partecipare al banchetto carnivoro, ma così facendo mi sarei auto limitato, perdendo l'occasione per dimostrare quanto sia davvero tenace la mia autodeterminazione in merito.
Tra le persone che frequento ci sono anche i cosiddetti provocatori, ovvero quelli che in continuazione portano il discorso sul vegetarianismo per ridicolizzare la mia scelta; questi sono in realtà il mio punto forte perché mi consentono di entrare subito nel vivo del tema, accendendo molto spesso tanta curiosità negli interlocutori.
Ebbene dopo aver precisato ai gestori del locale che il vegetariano ero io (l'unico tra una ventina di persone) abbiamo cominciato il pranzo ...... prima portata antipasti ...... le prime domande: ma da quando è che sei così? non mi ricordavo questo particolare ..... ed io a precisare che è solo da pochi mesi ..... poi le consuete del tipo ... ma come mai? e cosa mangi? ma non ti fa del male? stai attento alla salute ... le proteine animali non possono essere sostituite con quelle vegetali ..
Arrivano i primi e finalmente mangio qualcosa di decente .... i famosi pansotti alla genovese, ripieni di verdure al sugo di noci .... c'è anche chi non vorrebbe che mangiassi quelli .. mi gridano c'è l'uovo! non puoi! ... ed io no! non sono vegano .... sono vegetariano ...... qui di solito c'è sempre la solita battuta .. è che sono i vegani? meno male che non arrivano i marziani!
Alla seconda portata di spaghetti con frutti di mare le domande incalzano ..... il pesce lo puoi mangiare vero? cosa c'entra la carne con il pesce? non si può essere vegetariani eliminando solo la carne e non il pesce? ma come fai? ... e poi molti sentenziano .... no io non ce la posso fare! mi piace troppo la carne per non parlare del pesce! tutti concordano ovviamente e giù con i loro denti sui cadaveri.
Poi mi hanno addirittura raccontato di un uomo vegetariano, l'unico nella sua famiglia ad avere adottato questo stile alimentare per 8/10 anni, che una sera improvvisamente ha deciso di avere bisogno di carne, ed uscito precipitosamente, si è recato a mangiare del roast-beef, così che da quel momento ha cessato la dieta frugivora allineandosi a quella dei suoi familiari. Quindi la morale è che quando il fisico ha bisogno della carne non c'è niente da fare ... la reclama!
Beh per farla breve:
- il ristorante che fino a sei mesi or sono ritenevo un ottimo locale, ora in un'ottica diametralmente opposta mi pare davvero carente ed impreparato per i vegetariani; c'è ancora molto da fare su questo punto e mi auguro che il recente disegno di legge circa l'obbligo del menù vegetariano nei locali pubblici, possa garantire e tutelare una sempre maggiore fetta di consumatori come quella dichiaratamente vegetariana;
- i colleghi come la maggior parte delle persone non capiscono, non hanno sufficiente maturità o sensibilità per superare i molti luoghi comuni. Alcuni a dir la verità si sentono di precisare che il loro consumo di carne è davvero modesto ... solo una volta alla settimana ..... alcuni con mio stupore pensano che gli affettati non siano da considerare alla stregua della carne ......

Sono certo che nonostante non possa avere la presunzione di cambiare le abitudini delle persone o di sensibilizzarle in così poco tempo, il mio stile di alimentazione non è passato del tutto inosservato, così che alcuni nei giorni successivi mi hanno mostrato il loro interesse su un tema tutto da approfondire.
Posso quindi solo consigliare tutti i vegetariani di perseverare, di non farsi sopraffare dalla timidezza o dalla vergogna, perché un giorno noi pochi saremo le pietre di una grande realtà e potremmo esserne fieri, in quanto potremmo dimostrare di aver avuto ragione di fronte ad una moltitudine un pò troppo insensibile ed anche un pò egoista se vogliamo così definirla.

domenica 4 ottobre 2009

Ma cosa mangi?

 Pubblicato da RODOLFO

Ad oggi sono circa quattro mesi da quando ho variato il mio stile di alimentazione diventando vegetariano. Prima di allora era la regola l'affettato una o più volte la settimana, la cotoletta di carne ed il pesce che pare sia indispensabile per gli omega 3.
Poi d'un tratto più niente.
Per molti è una condizione a dir poco inattuabile ed impossibile da sostenere, vuoi per i tanti luoghi comuni, vuoi per la mancanza di notizie negli usuali canali di informazione, ed anche per la sensazione di vuoto che molti sostengono di provare, nel senso di una totale mancanza di alternative alla tradizionale dieta a base di cibi animali.
Quando si tratta di mangiare fuori con amici la domanda è sempre la stessa .... ma non mangi proprio nulla? neanche il pesce? .... la maggioranza è convinta che il vegetariano abbia deciso di fare ammenda vivendo come un asceta, con bacche e semi, qualche foglia tratta dagli alberi più bassi o dai cespugli e poi frutta in quantità industriale, una scelta a detta di molti paragonabile a quella che san francesco adottò ai suoi tempi quando cambiò vita.
Ebbene, per rimanere nel tema del presente post, volevo solo testimoniare che la mia esperienza, come quella di tutti gli altri vegetariani ha davvero dell'incredibile, nel senso che c'è un mondo parallelo di alimenti che molto spesso è assai più gustoso di quello ormai in voga, in quanto risulta notevolmente più vario e più invitante.
Nel mio caso ne sono un esempio la cotoletta di seitan, per la quale vado matto e che non cambierei più con nessuna fettina alla milanese; per non parlare dell'insalata con i germogli, del tortino di miglio, del tofu alla piastra con curry e peperoni.
Ovviamente grazie a mia moglie, alla quale vanno tutti i meriti (benedetto il cielo quando ha creato il sesso femminile!), posso testimoniare che non ho accusato alcun trauma né ho dovuto subire alcuna privazione, con ciò rendendo la mia scelta etica ancor più appagante.
Di certo è necessario operare i giusti bilanciamenti nei vari cibi e provvedere, quando è il caso con le dovute integrazioni, come per la vitamina b12, ma poi per il resto le regole sono assai facili da seguire e, fatta eccezione per il primo periodo di adattamento, con un pò di abitudine la nuova alimentazione può essere perseguita con estrema naturalezza.
Non solo, dal momento che le critiche dei più riguardano le paventate carenze nutritive, anche nel caso specifico posso testimoniare che le frequenti analisi a cui mi sottopongo periodicamente (sono un donatore di sangue), garantiscono con i loro esiti nella norma, l'assoluta sicurezza per la mia salute della mia nuova alimentazione vegetariana.



Ecco un tipico piatto vegetariano preparatomi da Adele qualche giorno fa:     
                   
Cotoletta di seitan con contorno di Kamut piccante
Frittatina all'erba cipollina
Funghetti grigliati
Insalata mista con germogli e semi vari




domenica 20 settembre 2009

Difficoltà di comunicazione

Pubblicato da RODOLFO

Recentemente, da quando ho approfondito alcuni aspetti della vita quotidiana, ho dovuto prendere atto, della necessità di riconsiderare sotto una nuova luce, alcuni rapporti interpersonali, con amici, conoscenti ed a volte anche con parenti molto stretti.

Sono consapevole di quanto sia davvero difficile far comprendere il proprio punto di vista.

Una delle principali regole della comunicazione afferma che " io dico quello che tu capisci" con ciò sottintendendo che il reale significato di un messaggio ed i suoi effetti sono unicamente quelli interpretati dal proprio interlocutore.

Quando parlo del mio stupore sul fatto di aver vissuto tutta la mia esistenza all'oscuro delle innumerevoli informazioni circa l'origine dell'alimentazione di derivazione animale, la varietà di reazioni è sorprendente.

C'è chi rimane sbigottito, chi interessato formula nuove domande sul tema, chi invece aprioristicamente si chiude in un immotivato disinteresse.

Fin qui nulla di strano, perché lo scambio di opinioni si prefigge un arricchimento reciproco ovvero un chiarimento su opposte visioni.

Tuttavia alcune volte (per mia fortuna), con grande stupore, mi è capitato di sentirmi come "sotto assedio", in quanto la reazione al mio desiderio di condividere i personali sentimenti su un tema scottante di tipo etico come quello animalista, ne ottengo di rimando una sproporzionata reazione di forte ed aprioristica contrarietà, che sul momento non riesco a limitare o ridurre in modo analitico.

E' ovvio che non ho secondi fini e quindi non ho alcun interesse che il mio interlocutore mi dia ragione o sostenga la veridicità delle mie asserzioni. Il mio entusiasmo nel parlarne è dovuto alla mia certa convinzione che, analogamente alla mia esperienza, forse anche ad altre persone non è mai capitato di analizzare ed approfondire il tema dell'alimentazione vegetariana e dei suoi effetti sull'ambiente.

Ebbene quello che più di ogni altra cosa mi amareggia, è la sensazione che a volte il mio interlocutore si senta colpevolizzato dalle mie parole, ed allora ne deriva un'automatica irritazione e rigidità con non ben precisate giustificazioni che portano il dialogo su altre prospettive, molto spesso causa di un deterioramento dei rapporti interpersonali.

Quando il diverbio si fa acceso, capita spesso di fare affermazioni fuori luogo che nulla hanno a che vedere con il tema del dialogo, tutto ciò ovviamente non contribuisce ma piuttosto frena irrimediabilmente ogni possibilità sul buon esito della globale discussione.

Tali circostanze mi hanno fortemente turbato ed avvilito, lasciandomi dentro un senso di vuoto e di colpa, poiché da individuo responsabile come mi ritengo di essere, dovrei cogliere il momento in cui si rende necessario lasciare perdere, il punto oltre il quale non si può andare ed è impossibile condividere con il prossimo l'esplosiva novità che mi porto dentro da mesi.

In questa sede pertanto mi premeva precisare che il vegetariano per scelta etica, dovrebbe poter individuare selettivamente le persone con le quali intende approfondire determinate questioni, evitando nella maniera più categorica di forzare tutti i delicati temi riguardanti per esempio lo specismo, l'inutilità degli esperimenti da laboratorio con test su animali, l'equivalenza dei cibi vegetariani con quelli abitualmente in uso di derivazione animale, con soggetti acritici ed aprioristicamente certi di essere già a conoscenza di questi problemi, tuttavia secondari rispetto ad altri a loro giudizio più rilevanti.

Il famoso libro di Peter Singer intitolato "liberazione Animale" descrive in modo assolutamente efficace, credo nel quarto o quinto capitolo, tutte le comuni reazioni al tema della tutela degli animali non umani, tra le quali quella sopra indicata.

Sono certo che, ad ogni buon conto, non è necessario perdere un rapporto di amicizia e di affetto solo per aver ponderato male e affrontato in maniera troppo diretta questo tema, che solo il tempo consentirà di essere assorbito gradualmente da tutti gli strati della moderna società come fu anche un secolo fa per il problema dello schiavismo.