Da vedere... per sapere, per capire, per cambiare....

EARTHLINGS: TERRESTRI

giovedì 7 aprile 2011

EFFICACIA


La consapevolezza di essere in un mondo prepotente, estraneo, e il conseguente senso di impotenza potrebbero facilmente sopraffare l'uomo. Se si sentisse interamente passivo, un semplice oggetto, sarebbe privato del senso di avere una volontà, una propria identità.


Come compensazione deve acquisire la sensazione di essere capace di fare qualcosa, di avere influenza su qualcuno, di «far presa», o, per usare l'espressione più corretta, di essere «efficace». Oggi usiamo tale parola in riferimento a uno speaker o a un venditore «efficace», o «efficiente», cioè a qualcuno che riesce a ottenere dei risultati.


Ma questo è un deterioramento del significato. originale del termine (che deriva dal latino "ex-facere", fare). Essere efficace è l'equivalente di: far procedere, compiere, realizzare, portare a termine, adempiere; una persona efficace ha la capacità di fare, di produrre, di compiere qualcosa. Essere capace di far qualcosa significa non essere impotenti, ma vivi, funzionanti. Essere in grado di fare significa essere attivi e non soltanto "influenzati"; essere attivi e non solo passivi. E', in ultima analisi, "la prova di esistere". Il principio può essere formulato così: "Sono perché agisco efficacemente".



da "Anatomia della distruttività umana" di Erich Fromm


mercoledì 6 aprile 2011

Veganfest

La grande FieraExpò Internazionale del mondo ecologico e Vegan !!!
 
VeganFest

martedì 5 aprile 2011

Animali belli e gentili


Autunno .... Stavamo viaggiando in auto nella South Island, in Nuova Zelanda. ...... Mi sentivo osservato. Mi sono guardato intorno e, in effetti, c'era il recinto di un'unità d'allevamento, con duecento mucche e tori. Erano animali splendidi, tutti neri. Con il cielo che imbruniva, le foglie che cambiavano colore, il fiume azzurro, era come se stessi guardando un quadro. Erano forti e in buona salute. Eppure in quella bella giornata autunnale si trovavano in un piccolo recinto, con il sole che stava per tramontare. Non stavano facendo quello che fanno di solito le mucche. Non stavano pascolando. Guardavano me.

Mi sono fermato, ho fatto inversione di marcia .... ho parcheggiato di fronte al recinto e quanti più animali possibili si sono avvicinati e affollati lungo lo steccato, solo per fissare noi quattro: mia moglie, i nostri bambini e me. Il silenzio era sinistro. Il loro sguardo sembrava avere un'intenzione precisa. Che cosa guardavano? Che cosa hanno visto? Ho capito che qualunque risposta sarebbe stata pura speculazione, del tipo che gli scienziati detestano. Certo, ma se le mie idee sui pensieri delle mucche non erano altro che speculazioni, ciò non significa che le mie considerazioni non possano rivelare qualcosa.

Ho immaginato che le mucche si chiedessero perché si trovavano lì, prescelte per morire. Che razza di mondo era, quello che permetteva a me ed alla mia famiglia, al sicuro nell'intimità della nostra macchina, di viaggiare in libertà, mentre la loro famiglia era destinata ad essere portata via in un grande camion e venire uccisa per la carne? Sono ripartito: le ho osservate mentre mi guardavano andare via, accompagnando la mia partenza con i loro occhi tristi. Perché non potevo fare niente per loro? Sentti sgorgare in me il senso di colpa. Non c'era niente che potessi fare. Ma non è tutta la verità.

Potevo scrivere queste parole, e queste parole potevano essere lette da gente come voi che potrebbe provare quello che ho provato io.

Un giorno in un futuro lontano, il genere umano si stupirà di avere preso la vita di questi animali belli e gentili per assecondare la propria gola. E un giorno una famiglia proprio come la mia passerà, e mucche come queste pascoleranno sul pendio di una collina, ma saranno oggetto di ammirazione, e non più cibo per gli esseri umani.


da "Il maiale che cantava alla luna" di Jeffrey Moussaieff Masson

domenica 27 marzo 2011

Tendenza alla Conferma


... Sono stato ad una fiera agricola annuale alle porte di Auckland, in Nuova Zelanda. Vi si tengono competizioni per la giovenca, il toro e la mucca da latte migliori, e credevo che parlando con le persone che allevano questi animali avrei poturo verificare alcune delle mie idee sulla loro vita emotiva. Ho parlato con diverse donne che lavorano con questi animali. Ho domandato: "Che cosa vedete quando li guardate?", sperando in qualche percezione delle loro emozioni. "Vedo della buona carne rossa" mi ha risposto una di loro, e la sorella concordava. "Che cosa pensate dei loro sentimenti?", "Non ne hanno" hanno risposto all'unanimità, e a questo punto altri presenti hanno espresso il loro parre, perlopiù in accordo con il loro. "Sono sempre impassibili" mi ha detto una donna. "Sono sempre uguali, non provano niente". In quel momento, abbiamo sentito dei muggiti. Ho chiesto perché le mucche facessero tanto baccano. "Oh, non è niente" mi ha rassicurato la donna "Sono solo le mucche che rispondono ai vitelli." Che cosa intendeva dire con "rispondono"? "Beh, i vitelli separati sono spaventati e chiamano la madre, le madri si preoccupano per i piccoli e rispondono, forse cercando di tranquillizzarli". Queste parole provenivano dalla stessa bocca che aveva appena detto che quegli animali non provano niente: né paura, né dolore alla separazione, né bisogno di conforto, né amore per i loro piccoli, né mancanza della madre.

Sono giunto ad alcune conclusioni di carattere psicologico e filosofico. Spesso chi ama gli animali è accusato di cedere alle aberrazioni logiche del sentimentalismo e dell'antropomorfismo. Ma in quel momento mi sembrava che quelle persone facessero un altro errore, noto fra gli psicologi come "tendenza alla conferma". Si tratta della predisposizione a considerare solo la prova che conferma una propria convinzione, ignorando e scartando la prova che invece la smentisce. Questa gente si convince che gli animali non provano nulla contro ogni evidenza, persino quando ce l'hanno davanti agli occhi.


da "Il maiale che cantava alla luna" di Jeffrey Moussaieff Masson

domenica 20 marzo 2011

L'ISTINTO DI FUGA

"Qualsiasi animale, a prescindere dalla specie cui appartiene, reagisce a un attacco contro la propria sopravvivenza con uno fra questi due schemi di comportamento: la fuga, oppure l'aggressione e la violenza, e cioè la lotta. Nel dirigere ciascun comportamento, il cervello funziona sempre come una unità; di conseguenza, i meccanismi cerebrali che avviano e limitano questi due schemi differenti di auto-conservazione sono strettamente collegati l'uno all'altro, oltre che a tutte le altre parti del cervello; il loro funzionamento adeguato dipende dalla sincronizzazione di diversi sottosistemi complessi, in equilibrio delicato fra di loro". (W. H. Mark e F. R. Ervin, 1970.)


I dati esistenti sulla fuga e sulla lotta come reazioni di difesa conferiscono una strana luce alla teoria istintivistica dell'aggressione. Sotto l'aspetto neurofisiologico e comportamentale, l'impulso di fuggire ha, nel comportamento animale, lo stesso ruolo, se non un ruolo più importante, dell'impulso di lottare. Dal punto di vista neurofisiologico, entrambi gli impulsi sono integrati allo stesso modo; è totalmente infondata la tesi che l'aggressione sia più «naturale» della fuga.

Perché, allora, gli istintivisti preferiscono parlare dell'intensità degli impulsi aggressivi innati, piuttosto che dell'innato impulso di fuggire?

Applicando il ragionamento degli istintivisti all'impulso di lottare o di fuggire, si arriverebbe a questo tipo di affermazione: «L'uomo è spinto da un innato impulso di fuga; potrà tentare, con la ragione, di controllare questo impulso, tuttavia questo controllo si dimostrerà relativamente inefficiente, anche se è possibile trovare alcuni strumenti per ridurre il potere dell'"istinto di fuga"».

Considerando tutti i discorsi che sono stati fatti sull'innata aggressione umana, come uno dei più gravi problemi sociali, a cominciare dalle enunciazioni religiose fino all'opera scientifica di

Lorenz, una teoria incentrata sull'«incontrollabile istinto di fuga» umano potrebbe sembrare strana, mentre, sotto l'aspetto neurofisiologico, è valida quanto quella dell'«aggressione incontrollabile». A dire il vero, dal punto di vista biologico, la fuga sembrerebbe molto più efficace della lotta, agli effetti dell'autoconservazione.

Una conclusione che non apparirà affatto buffa, anzi del tutto ragionevole ai leaders politici e militari. Essi sanno per esperienza che la natura umana, a quanto pare, è poco incline all'eroismo, e che bisogna darsi molto da fare per motivare l'uomo a lottare e per impedirgli di fuggire e salvare la vita.


da "Anatomia della distruttività umana" di Erich Fromm


mercoledì 16 marzo 2011

AGGRESSIVITA'


... La differenza fra aggressione difensiva e predatoria è importante rispetto al problema dell'aggressione umana, perché l'uomo è filo-geneticamente un animale non-predatorio, e quindi, per quanto riguarda le radici neurofisiologiche, la sua aggressione non è di tipo predatorio. Bisognerebbe ricordare che la dentizione umana «è poco adatta alle abitudini carnivore dell'uomo, che conserva ancora la dentatura dei suoi antenati vegetariani. E' anche interessante osservare che l'apparato digestivo umano ha tutte le caratteristiche fisiologiche di un vegetariano e non di un carnivoro». (J. Napier, Washington D.C. 1970.) Persino nei primitivi cacciatori e raccoglitori di cibo, la dieta era vegetariana al 75 per cento circa, e solo al 25 per cento, e anche meno, carnivora (16). Secondo I. DeVore: «Tutti i primati del Vecchio Mondo hanno essenzialmente una dieta vegetariana.


da "Anatomia della distruttività umana" di Erich Fromm


martedì 15 marzo 2011

Perché gli facciamo questo?


... Non sono certo che i maiali sappiano che saranno uccisi, ma so senz'altro che le grida di un maiale che viene abbattuto hanno un atroce somiglianza con le voci umane e che le persone che le hanno sentite sono rimaste impressionate.

di Jeffrey Moussaieff Masson in "Il maiale che cantava alla luna"

domenica 27 febbraio 2011

QUALE FUTURO?


... l'industria mondiale della carne e dei derivati. Un'industria potentissima, la seconda per giro di affari dopo quella del petrolio, sempre in crescita e causa principale della devastazione della nostra etica e del nostro pianeta. Ci sono donne ed uomini impegnati in prima persona contro la fame nel mondo che ignorano, o fingono di ignorare, il legame indissolubile, tra povertà ed allevamento; altre persone che si occupano di sostenibilità ed ecologia che pensano ingenuamente che la Terra potrebbe ospitare miliardi di animali allevati biologicamente per sfamare l'immane popolazione umana mondiale.

di Alessandra Galbiati in "L'animale ritrovato"

sabato 26 febbraio 2011

Onu: «La dieta vegana salverà il mondo»


Gli allevamenti causano deforestazione e emissione di gas

Le Nazioni Unite per la prima volta indicano la transizione verso una dieta priva di prodotti animali come la via da seguire per risolvere i problemi ambientali e alimentari che affliggono il pianeta.
L’inedita presa di posizione, che ricalca ciò che molte associazioni animaliste e ambientaliste dicono da tempo, quando sottolineano le buone ragoni non solo etiche, ma anche ecologiche, per passare a una dieta vegan, si leggono nell’ultimo rapporto diffuso dall’Unap, il Programma Onu per l’ambiente, pubblicato lo scorso due giugno. Nelle conclusioni dello studio dal titolo ”Assessing the environmental Impacts of Consumption and Production”, gli scienziati mettono in guardia sui rischi della prospettiva in cui all’incremento in corso della popolazione mondiale corrisponda un aumento dei consumi di carne, pesce, latte e uova, che avrebbe conseguenze ambientali devastanti prevenibili solo con un drastico cambiamento delle abitudini alimentari mondiali e la rinuncia all’utilizzo, da parte di tutti, dei prodotti animali.
Secondo le proiezioni pubblicate quest’anno dalla Fao, infatti, l’attuale modello culturale e la diffusione del consolidato stile di vita occidentale porterà la produzione di carne a più che raddoppiare entro il 2050 (arrivando dagli attuali 228 milioni di tonnellate a 463 milioni).
Senza un’inversione di tendenza, si tratterà di un vero e proprio disastro ambientale i cui effetti sono calcolabili già adesso, visto che l’insostenibilità dell’attuale modello emerge da tutti i dati messi in evidenza nei rapporti dell’ organizzazione intergovernativa, senza che però da questa consapevolezza siano scaturite mai concrete iniziative politiche.
Il rapporto Onu indica la zootecnia tra le prime voci delle priorità da affrontare nel prossimo futuro, riconoscendo l’allevamento degli animali come una delle cause primarie all’origine dell’inquinamento e del riscaldamento globale, che provoca all’ambiente più danni rispetto alla produzione di materiali per l’edilizia, come sabbia e cemento e materiali come plastica e metallo, e sottolinea che le coltivazioni per i mangimi animali sono dannose come il consumo di combustibili fossili.
Ma la zootecnia è, soprattutto, uno degli ambiti in cui è maggiore lo spreco delle risorse. In termini strettamente energetici, infatti, come spiega dettagliatamente il Neic (Nutricion ecology International Center), l’allevamento degli animali ”da reddito” è uno degli investimenti meno proficui e gli animali sono come ”fabbriche di proteine alla rovescia” poiché il funzionamento del loro metabolismo fa sì che il capitale investito nella produzione di carne sia poi restituito in modo drasticamente più basso.
Basti pensare che servono 25 kcal di cereali per ottenere un solo kcal di carne bovina, 11 volte più rispetto all’energia necessaria per la produzione di grano, che ammonta a 2,2 kcal circa. E il rapporto è di 57:1 per la carne di agnello, 40:1 per quella di manzo, 39:1 per le uova, 14:1 per il latte e la carne di maiale, 10:1 per il tacchino, 4:1 per il pollo.
E mentre il settore zootecnico consuma le calorie che potrebbero sfamare le popolazioni del sud del mondo, fa anche peggio con l’acqua che porta via, visto che, oltre all’8% di acqua potabile mondiale che serve ad abbeverare direttamente gli animali reclusi negli allevamenti, è enorme la quantità necessaria per coltivare i foraggi che li nutrono.
A conti fatti, per ottenere un chilo di manzo da allevamento intensivo si sprecano duecentomila litri d’acqua a fronte dei duemila che bastano, ad esempio, per la stessa quantità di soia dal valore nutritivo comparabile.
Se poi si pensa che allevare gli animali produce più emissioni di gas serra rispetto al settore dei trasporti e ben il 64% dell’ammoniaca totale, che concorre all’acidificazione degli ecosistemi e alle piogge acide, è chiaro come la zootecnia contribuisca anche a complicare gli sforzi per la conservazione della biodiversità. Secondo l’ultimo rapporto Fao il 10% delle specie protette rischiano l’estinzione per cause riconducibili direttamente gli allevamenti intensivi, perché il 26% delle terre libere dai ghiacchi è destinato all’allevamento e soggetto a deforestazione e erosione, mentre le deiezioni animali, prodotte in quantità che i terreni non sono in grado di smaltire, contaminano gravemente gli ecosistemi acquatici.
Cambiare le cose, però, stavolta, è alla portata di tutti. Negli ultimi paragrafi del rapporto Onu, nel capitolo sui consumi, gli scienziati indicano chiaramente la via da seguire, sottolineando quanto sia diretto il rapporto tra dieta e salvaguardia del pianeta e come scegliere i prodotti animali comporti un ben maggiore impatto rispetto ai prodotti vegetali. Poche volte come in questo caso la responsabilità di salvare il mondo passa in concreto dalle scelte quotidiane.

di Leonora Pigliucci :

http://www.liberazione.it/rubrica-file/Onu---La-dieta-vegana-salver--il-mondo----LIBERAZIONE-IT.htm



venerdì 25 febbraio 2011

Gli ottusi pregiudizi

... Ancora più in là ci sono infine tanti miei amici, i parenti, tutti quelli che in questi anni avevo pensato che sarebbe stato molto facile coinvolgere.
In fondo basterebbe vedere alcune cose, leggere quattro righe, documentarsi 10 minuti per capire in che orrore vivono gli animali.

.... Il loro bisogno di prosciutto si è così radicato nella loro povera testa da essersi tramutato in una sorta di diritto al prosciutto.

Qual'è il termine massimo che si può concedere ad una persona informata e mediamente intelligente per cambiare radicalmente le sue abitudini alimentari?

da "L'animale ritrovato" - La piccola storia di Gianna, Michele e anche degli altri di Alessandra Galbiati

lunedì 20 dicembre 2010

Influenza intestinale


.. la prossima volta che un amico ha una cosiddetta "influenza" - quella che la gente a volte chiama erroneamente "influenza intestinale -fagli qualche domanda.
Era una di quelle "influenze di un giorno" che se ne vanno in fretta come sono venute: vomito e diarrea e poi tutto a posto? La diagnosi non è proprio così semplice, ma se la risposta alla domanda è sì, è probabile che il tuo amico non abbia avuto affatto un'influenza, ma rientri nei settantasei milioni di casi di malattie di origine alimentare che il

Centers for Disease Control and Prevention

stima ci siano ogni anno negli Stati Uniti. Più che "prendersi qualcosa", il tuo amico ha mangiato qualcosa. E con ogni probabilità, quel qualcosa proveniva dalla filiera industriale della carne.

da "Se Niente Importa" di Jonathan Safran Foer

lunedì 15 novembre 2010

il Circo

Non tutti i rituali di conquista dell'uomo sulla bestia elaborati dall'agri-cultura mettono in scena lo spettacolo della violenza. Alcuni, infatti, ricorrono a quello dell'umiliazione. I rituali violenti tendono a rafforzare i miti sulla malvagità degli animali e della natura; quelli dell'umiliazione tendono, invece, a rafforzare le credenze relative alla stupidità, all'inferiorità e alla volontà degli animali di essere sottomessi al dominio dell'uomo. Il circo esalta i valori dell'ideologia del dominio riducendo gli animali a livello di giocattoli e pagliacci e, quindi , svalutando la natura a balocco sottoposto al capriccio umano. Addobbati con bardature ed abiti elaborati fortemente condizionati da rigide tecniche d'addestramento, gli animali del circo mettono in scana comportamente smaccattamente misurati e innaturali, ideati per far divertire il pubblico. Ridendo e maeravigliandoci di fronte agli esercizi degli animali circensi, riaffermando il loro ruolo di buffoni, la loro semplicità ed utilità. Le esibizioni forzate degli animali insegnano ai bambini e ricordano agli adulti che l'uomo è il padrone dell'intero mondo vivente.

da Jim Mason - Un Mondo Sbagliato

mercoledì 3 novembre 2010

Una nuova prospettiva


Ed eccomi qui - pensai - un uomo di mezza età che è arrivato a dipendere da un gatto per lenire la propria solitudine. Chi mi vedesse penserebbe che la mia vita è un binario morto, una trasgressione dell'ordine naturale delle cose, un fallimento sociale, e mi suggerirebbe calorosamente di farmi una vita, ovvero di trovarmi un compagno, meglio ancora una compagna, umana. La mia è anche una vita che è meglio fare inconsciamente finta di non vedere: la maggior parte delle persone sembra essere imbevuta in maniera innata di un senso di decoro morale il cui valore verrebbe sminuito dalla visione di un essere umano come loro che tratta un animale con amore e rispetto - e la diminuzione erode l'amor proprio.
La civiltà tuttavia, può sopravvivere solamente sfruttando il mondo naturale. Perché l'economia possa funzionare, occorre che gli animali e le piante - la natura stessa - siano considerati alla stregua di articoli o di beni, e non come cittadini del mondo, perché la cittadinanza implica dei diritti. Privare qualcuno dei suoi diritti significa compiere un'ingiustizia, e l'ingiustizia va negata.
Ma io ero lì, e mi sembrava un posto così naturale in cui essere. La mia trasgressione era consistita soltanto nel trattare un gatto con rispetto, nell'accoglierlo nella mia anima da pari.
Eh già, un crimine piuttosto grave, davvero. E che cosa avevo guadagnato dal peccato che avevo commesso? Ebbene, non ne avevo tratto nient'altro che qualche insegnamento su me stesso e un pugno di lezioni di vita. Decisi di contarle.
Primo, Darwin mi aveva insegnato a rispettare la vita. Mi aveva rivelato che l'essenza del rispetto è l'autolimitazione, e mi aveva mostrato che per rispettare la vita devi amarla. Negli spasimi dell'agonia mi aveva insegnato che tutti gli esseri viventi vogliono continuare a vivere, non importa in quali condizioni, e amando quella piccola creatura ero arrivato ad amare tutte le creature viventi.

da William Jordan - Un gatto di nome Darwin

sabato 30 ottobre 2010

L'ideologia del dominio

Pensare alla distruzione atomica è sconcertante, ma essa resta tuttavia solo un pericolo potenziale.
La distruzione del mondo vivente dovuta alle normali attività umane quotidiane è, invece, già in atto. Anche se non viene associata alle morti terribili e ai danni istantanei che sarebbero provocati da una guerra nucleare globale, tali attività stanno comunque uccidendo e distruggendo, seppur lentamente, silenziosamente e insidiosamente.
Stanno uccidendo soprattutto la vita non umana, ma sempre più spesso stanno anche causando la morte degli umani. Ciò sta accadendo semplicemente perché stiamo sommergendo il pianeta sotto i nostri consumi. Stiamo sterminando i non umani e distruggendo i loro habitat nell'inutile tentativo di alimentare e sostenere la vita umana. Stiamo trasformando le praterie, le foreste pluviali e le paludi in deserti sterili. Aumentando sempre più il controllo sulla natura al fine di migliorare l'esistenza umana, per ironia della sorte, stiamo progressivamente impoverendo la qualità della nostra stessa vita.
Lo sfruttamento del mondo vivente è soggetto alla medesima assurdità che abiamo visto all'opera nella lotta per la "sicurezza" ottenuta tramite le armi nucleari: abbiamo combattuto contro la natura per progredire e ci siamo invece trovati invischiati nell'ideologia del dominio con tutte le sue ossessioni e abitudini acquisite.
.....
Quale sarà la qualità della nostra vita in queste condizioni? Questa domanda è fonte di accese polemiche. Molti pensano che non esista alcun problema poiché sostengono che scienza e tecnologia ci aiuteranno a trovare nutrimento, alloggi e risorse sufficienti per tutti.
.....
Molte altre persone, però, hanno dei dubbi che la situazione descritta possa continuare in eterno. Il nesso tra crescita demografica, povertà e degrado ambientale è ormai troppo ben documentato per non essere preso in considerazione.

da Jim Mason - Un Mondo Sbagliato

martedì 26 ottobre 2010

Il Dominio


L'era nucleare e il suo arsenale di morte esteso su tutto il globo terracqueo rappresentano la manifestazione estrema dell'ideologia del dominio. E' in essa che culmina il lungo sviluppo - dalla Genesi attraverso Aristotele fino a Cartesio - dell'ethos mortifero della supremazia umana volta alla conquista della natura, ed è qui che ci ritroviamo fatalmente posti davanti a quel muro insormontabile che abbiamo costruito con le nostre mani. Rinchiusi all'interno di una cerchia di interessi esclusivamente umani e separati dal resto del mondo vivente, siamo diventati talmente miopi da poter essere annientati dalle nostre stesse armi.
Ecco l'errore più grave: siamo talmente ossessionati dalla conquista della natura che abbiamo costruito gli strumenti per distruggerla e per distruggerci con lei. Eccoci, quindi, perfettamente armati e in grado di annientare l'intero universo vivente evolutosi nella forma attuale in milioni di anni. E tutto questo grazie a 50 anni di Guerra Fredda.
Che i 50mila ordigni nucleari siano o meno usati, non cambia di una virgola l'insensatezza di quanto descritto. Il solo fatto che queste bombe siano state pensate e costruite è il segno più evidente della follia dell'ideologia del dominio.

da Jim Mason - Un Mondo Sbagliato

sabato 23 ottobre 2010

Rispetto (2)


Compresi anche che esistono due forme o due livelli di rispetto.
Il primo è basato sul timore della punizione ..... ed è dunque imposto dall'esterno. E' il rispetto proprio delle interazioni sociali degli animali. E' quello largamente diffuso nelle società umane sotto forma di rispetto della legge, e tra le nazioni sotto forma del massiccio dispiegamento di forze armate. E' il rispetto che i genitori hanno preteso dai loro figli per cinquemila anni di civiltà e che, fino a poco tempo fa, è stato insegnato a suon di sculacciate. Il buon genitore faceva presente che tale umiliante conseguenza avrebbe potuto essere evitata se si fossero rispettati gli altri, la proprietà, la legge, Dio. e via così per tutto l'elenco delle limitazioni del vivere civile.
Il secondo livello di rispetto è pressoché sublime, perché nasce dall'interno. Non viene imposto con minacce di rappresaglia. Ti piace rispettare gli altri perché hai imparato che si raccoglie ciò che si semina, e che se tratti gli altri con rispetto gli altri ti rispettano. Il giorno in cui scopri questa piccola grande verità - quello è il giorno in cui puoi dire di essere diventato adulto.

da William Jordan - Un gatto di nome Darwin

venerdì 22 ottobre 2010

Rispetto

Il nostro rapporto aveva raggiunto un nuovo livello. Avrei potuto invocare la mia umanità, intestardirmi e continuare a stuzzicarlo. Avrei potuto tenere duro sulla questione della dominanza e sbatterlo a terra. Ma così facendo avrei compromesso un'amicizia fondata sulla parità delle anime; costringendolo ad arrendersi avrei azzoppato l'amore tra me e quella piccola creatura.
Da quel tentativo di fare i dispetti a Darwin appresi che il rispetto è uno strumento fondamentale per confrontarsi con la dura realtà, non solo dell'ordine di beccata degli animali ma anche della gerarchia umana. Rispettare un altro essere significa limitare se stessi. frenare il proprio impulso a prevalere, a imporgli di scendere su un piolo inferiore della scala di dominanza. Se si rispetta l'altro si ha riguardo per lui, e così lo si accetta come pari sul proprio piolo. Né deve l'oggetto di questo rispetto essere necessariamente umano: tutto ciò è valido per qualunque essere.

da William Jordan - Un gatto di nome Darwin


sabato 16 ottobre 2010


E' opinione comune che gli animali da fattoria non esisterebbero neppure, se noi non li allevassimo: quindi per loro e' meglio condurre una vita da reclusi piuttosto che non vivere affatto.
Spesso si afferma che animali come mucche, maiali, pecore, capre, polli, anatre e oche traggono vantaggio dal semplice fatto che gli e' permesso di esistere.

Roger Scruton, filosofo britannico e appassionato di caccia alla volpe, fa, per esempio, una curiosa constatazione:
"Gli animali giovani vengono macellati senza alcun rimorso fin dalle origini della storia", come se la schiavitu', il razzismo e i maltrattamenti sulle donne non risalissero anch'essi alle origini della storia.

Da quando il protrarsi nel tempo di una pratica le conferisce dignita' morale?

da "Il maiale che cantava alla luna" di Jeffrey Moussaieff Masson


venerdì 15 ottobre 2010

la vita è bella

E' sbagliato che un animale da fattoria viva bene, che la sua esistenza si concluda con una morte indolore e che venga poi usato per nutrire degli esseri umani?
Molte persone risponderebbero che non lo e'. Io invece ritengo che valga la pena di chiedersi, per prima cosa, con che criterio si stabilisce che cosa significhi vivere bene per un animale da fattoria. Naturalmente abbiamo tutti una certa idea di che cosa potrebbe significare.

Tuttavia, a parte i difensori dell'industria, pochi sarebbero pronti a sostenere che una comune mucca da latte conduca una vita felice. Pensiamo a una mucca a cui sono sotratti i vitelli alla nascita, e che poi viene munta intensivamente per alcuni anni. E' mantenuta costantemente gravida per garantire una produzione continua di latte, ma non le viene permesso di tenere il suo vitellino. Alla fine, invecchiata prima del tempo, quando la sua utilita' e' in declino, viene uccisa, ben prima di aver raggiunto il termine naturale della sua esistenza.
Si puo' dire che questa mucca ha condotto una vita felice?.

Se credete che una mucca non ripensi mai al proprio vitello, chiedete a qualsiasi allevatore per quanto tempo un vitellino appena nato e sua madre si chiamano a vicenda. Un allevatore mi ha detto che finche' possono vedersi gridano fino a perdere la voce, senza sosta."

da "Il maiale che cantava alla luna" di Jeffrey Moussaieff Masson

domenica 10 ottobre 2010

Un'idea semplice e profonda



I diritti animali sono un'idea semplice perché, ridotta all'essenza, significa solamente che gli animali hanno il diritto di essere trattati con rispetto.
Simultaneamente, è anche un'idea profonda, perché le implicazioni che ne conseguono sono di grande portata. Ecco, infatti, qualche esempio di come il mondo dovrà cambiare una volta che impareremo a trattare gli animali con rispetto:




Dovremo smettere di allevarli per la loro carne.
Dovremo smettere di ucciderli per la loro pelliccia.
Dovremo smettere di addestrarli per il nostro divertimento.
Dovremo smettere di usarli per la ricerca scientifica.

Ognuno di questi esempi è un'illustrazione del medesimo argomentare morale.
Una volta accertato che gli umani sfruttano gli animali, riconoscere i loro diritti richiede di essere abolizionisti, non riformisti.
Essere gentili con gli animali non è sufficiente.
Evitare di essere crudeli nei loro confronti non è sufficiente.
Sia che sfruttiamo gli animali per mangiare, per vestirci, per divertirci o per conoscere, la richiesta dei diritti animali è quella di avere gabbie vuote e non gabbie più grandi.

da "Gabbie Vuote" di Tom Regan